Francesco Radino per la mostra "Reframe, le stanze del tempo" Fotografia Italiana Arte Contemporanea, Milano, 2007
Le stanze del tempo
Il tempo ha sue stanze, dentro le quali gli uomini riposano, riflettono, addensano i loro pensieri, distillano e archiviano le loro esperienze.
Nel film di Wim Wenders "Nel corso del tempo" uno dei protagonisti, il camionista, si rivolge al compagno di viaggio, con il quale sta dividendo un breve tratto di srada, affermando: “ io sono il mio tempo” per dire che ognuno di noi, in fondo, non è che la sua storia, segnata dalle molteplici tracce lasciate su questa terra.
La fotografia, per sua natura, si presta egregiamente a divenire archivio della memoria e così in ogni stanza del nostro tempo stiviamo una quantità infinita di immagini, di contrazioni visive, di attimi sospesi, di sguardi attenti o malinconici, in cui riconoscersi come parte dell’umanità.
Nella vita tutto precipita nel disordine, il caso confonde la nostra sorte in ogni ora della nostra esistenza tanto che per opporsi al caotico divenire delle cose la certezza viene talvolta affidata alle immagini, per via della loro apparente staticità: le immagini certificano, trattengono, resistono.
Sono contenitori magici da conservare in un cassetto, stampare in un libro, appendere a un muro, in modo che ci facciano compagnia, restituendoci testimonianza delle nostre gesta, dandoci conforto, dispensandoci affetto.
Da sempre il bisogno di mettere ordine mi ha spinto a limitare il percorso della mia storia organizzando il mio lavoro in brevi raccolte di immagini, come fossero haiku visivi, in cui condensare l’esperienza visibile.
Queste storie hanno una caratteristica evidente: la semplicità, la brevità, la variabilità del senso, e a seconda del caso, la rarefazione o la densità.
Nella prima stanza nominata “metonimie”, una mano, quella della mia compagna, invita a guardare. E’ distesa su un tavolo, aperta, dolcemente. Non trattiene, accoglie, e delicatamente invita a distendere lo sguardo. Seguono immagini dense, oscure, dal forte contenuto simbolico, per accompagnarci in un breve, intenso, percorso in divenire.
Sono i prodromi delle immagini custodite nella seconda stanza chiamata “stesso tempo”, dove la contaminazione dei piani, giocando sul fuoco e lo sfuocato, la sovrapposizione dei soggetti che si riflettono l’uno nell’altro, sommano e sottraggono senso all’immagine suggerendoci che il significato e il valore di ciò che si osserva dipende in gran parte dal punto di vista - a volte basta davvero un piccolo spostamento – ed è questo che poi determina il senso delle cose.
Nell’ultima stanza “re-visioni” cerco di evidenziare il senso metastorico e ubiquitario dell’immagine fotografica. Passato e presente coincidono, attraverso una magica re-visione del concetto di spazio/tempo. Arte, storia, tecnologia, insieme ci accompagnano, per estraniarci e rassicurarci allo stesso tempo e per suggerirci che noi siamo il nostro tempo passato e che esso, per dirla con Seneca ,“...sta al di sopra di tutti gli eventi umani, fuori dal dominio della sorte …(mentre) Il presente è brevissimo, tanto da poter sembrare inesistente: infatti è sempre in movimento, scorre, precipita, cessa di essere prima ancora di arrivare…”.
Da queste stanze si può uscire pensosi, sedotti dalle ombre del dubbio, oppure rinfrancati ed attenti, pronti a cogliere ogni sfumatura o repentino mutare di senso, o al contrario frastornati, come coloro che hanno perduto ogni certezza e si guardano intorno per ritrovare la via.
E forse anche indifferenti, sopraffatti dal fastidioso rumore di fondo che avvolge, fino a soffocarlo, un mondo avvelenato e distratto.
giugno 2007