Diario di un viaggiatore occidentale..., di Francesco Radino

Francesco Radino per il volume "European Eyes on Japan 1" , EU-Japan Fest Japan Committee, Tokyo. 2000


Diario di un viaggiatore occidentale nello Shimane di fine millennio, un secolo dopo Lafcadio Hearn.


Mi é capitato fra le mani, tempo addietro, un libriccino poco appariscente dove si tratta con sorprendente acutezza d’una materia rilucente e trepida, senza peso o misurabile sostanza, della cui presenza gli uomini, da sempre, hanno fame e sete.
Di questa misteriosa luce parla Elémire Zolla, nel prezioso volume Aure, i luoghi e i riti,  spingendomi, inesorabilmente, alla ricerca.

...“Chi abbia consuetudine con la propria intimità, scorge le aure nel mondo esterno; chi si ignora, chi non abbia mai avuto un sogno fatidico, può passare accanto ad esse e neanche voltarsi. E’ vera anche l’inversa: di aure si nutre la vita interiore...  Di poi aura é diventata una parola desueta, ed é avvenuto repentinamente, poiché ci si é accorti che oggi si vive fra persone e cose in serie, che per antonomasia non irradiano nulla; sottili mortificazioni, inesorabili appiattimenti spengono i luoghi e la gente. Ormai manca da noi l’occasione di usare la parola, che subito cessa di suonare aulica e vaga allorquando, in rari luoghi dell’Oriente, un’aura ci viene incontro in tutta la sua forza.”... 1

Ora mi é accaduto, per una serie di circostanze straordinarie, -proprio  mentre cercavo d’approfondire l’argomento-, d’essere precipitato a oriente, nella direzione degli albori. Fra quelle terre ho finito per imbattermi nell’antica Provincia di Shimane, di cui fino a poco fa ignoravo persino l’esistenza.
A Matsue, nella dimora che fu di Lafcadio Hearn -una piccola casa ingombra, se così si può dire, della più soave semplicità-, ho compreso che stava per aver inizio un viaggio straordinario.
Da lì, come il monaco errante Kwairyo, ospite della nube e della pioggia, ho intrapreso il mio cammino, senz’altro scopo che annotare, osservando.
Ho percorso strade sinuose tra villaggi sperduti e strette vallate dove i boschi di bambù, che ondeggiano ai venti dell’occaso, rassomigliano a nubi.
In un’isola, una notte, da un giardino ho udito soffondersi il dolce suono di una biwa . 2  
Tutto era così irreale che mi é parso di scorgere, dietro la densa cortina dei rami, Hoichi-senza-orecchie che per l’ultima volta narrava, suonando, l’antica storia degli Heiké e la battaglia di Dan-no-ura, per amore di chi giace in profondo.
E’ strano ma eventi straordinari ancora oggi ne accadono, proprio davanti ai nostri occhi, se sappiamo chiuderli per aprirci ai sogni. Proprio come  quelli di Akinosuké che visse nel breve spazio di un sonnellino gli  splendori e i dolori di un’intera esistenza o come quelli di Ito Notisuké, dove si perdono e si confondono i confini della vita e  del tempo, per inseguire un’eterno, malinconico, ideale di amore. 3
Storie d’un mondo antico, che riaffiora qua e là , sotto la scorza ruvida degli affanni, nell’intimo dei cuori, nei recessi ombrosi dei boschi o sulle soglie oranti dei templi.
Gente ne ho conosciuta in questo lungo peregrinare, con cui scambiare una parola e uno sguardo. Gente diversa da noi per verbo e costumi, ma per gentilezza d’animo mai, che pareva d’essere a casa, nelle nostre campagne, nel tempo luminoso dell’infanzia.
Posso intuire allora che cosa avesse stregato l’animo inquieto di Lafcadio Hearn, in quel finir di secolo, cent’anni fa, e attraverso lui intravedere soltanto, fra le pieghe di questo breve, intensissimo viaggio, l’atmosfera della sua mitica Horai. 4

...“Tale atmosfera non appartiene ad umana stagione: è di una antichità remota, ma così remota che mi sento spaurire appena cerco di divinarla....
...Ricorda che Horai si chiama anche Shinkiro, che vuol dire Miraggio-la visione dell’intangibile. E la visione si dissolve-e non riapparirà mai più se non nei dipinti, nelle poesie, nei sogni.”

Rinnovare questo dolce sogno non é facile oggi; la civiltà globale bussa impetuosamente alle porte, le crude luci dei neon hanno dissipato irrimediabilmente le amate ombre di Jun’ichiro Tanizaki e il principe Genji sembra essere fuggito lontano...
Dal muro, imperturbabile mi sorride una maschera del teatro No, per le strade le luci multicolori del nuovo millennio illuminano le maschere grottesche di un fast food, un fastidioso rumore di fondo avvolge tutto.
Il compito dell’arte é forse quello di additare oltre, e così come il poeta si fa messaggero d’incanti, il fotografo si assimila ad archeologo delle forme, capace di scavare nei significati, di setacciare realtà, di riordinare tempo e spazio, di declinare verbi sconosciuti, riportando infine alla luce ciò che nella confusione, inspiegabilmente, si era sottratto allo sguardo.

..Oggi che la natura  si offre soprattutto come spettacolo, può esserci chi vi si immerga alla maniera di Goethe, individuando l’idea “visibile” dei massi (un loro millennio corrisponde a un nostro istante) e l’idea genitrice d’ogni pianta; ma qualunque antico paesaggista, a colui conviene guardare, sapeva immedesimarsi in volumi, ombre, coloriture, si spargeva per vette, nuvole, valli .Nel momento in cui contemplava era svuotato di capricci,bisogni, interessi, parole. In breve acquisiva una mente naturale, tersa, limpida, sgombra di tutto fuorché dell’attenzione. 5

Riuscire nell’impresa, produrre un pensiero, un gesto, un'immagine che sappiano distendersi nella mente, aprire le porte di un cuore o di un borgo non visitati da tempo, può forse dare un senso all’esperienza dei luoghi.


28 dicembre 1999


1) Elémire Zolla,  Aure, i luoghi e i riti, Marsilio, 1995.
2) Liuto a quattro corde, usato come accompagnamento nei recitativi musicali.
3) Personaggi dei racconti di Lafcadio Hearn nella raccolta Kwaidan, Storie di spettri giapponesi, Il Saggiatore, 1983.
4) Nell’estremo oriente é una sorta di Regno delle Fate
5) Elémire Zolla, La filosofia Perenne, L’incontro fra le tradizioni d’Oriente e d'Occidente,Saggi Mondadori,1999




Diary of a western traveller in Shimane in the end of the millennium, a century after Lafcadio Hearn.


A while ago, I came across a small book of modest appearance which talked with insight about a matter which was at the same time luminous, trembling, weightless, without anything to measure it by, and which presence had always been sought by men.
Elemire Zolla addresses this mysterious light in his precious volume "Aura, places and rites", which induces me to go inexorably deeper in my research:

“... He who is familiar with his own intimacy discovers the auras of the outside world; he who ignores himself, he who never dreamed a fateful dream, could pass them by without even noticing. Similarly, interior life feeds on auras ... Today, aura is an outdated word. And it happened all of a sudden, when we realized that we lived among serious people and things, who by antonomasia do not express anything. Subtle mortifications, inexorable platitudes, are the drivers of places and people. We now don't give ourselves the opportunity to use this word anymore, it is losing its elevated and vague echoes. On the other hand, there still are rare places in the East where an aura comes forth, full of its strength, to meet us".( 1 )

As I attempted to go deeper into the matter, I found myself thrust towards the East, towards the daybreaks, after a serious of extraordinary coincidences. Of all these places which my desires so often pursued in imagination, I was to end up in Shimane,
the ancient province I didn't even know the existence of. In Matsue, in the house of Lafcadio Hearn - a house, so to speak, cluttered by so much soft simplicity -I understood I was on the way to an extraordinary trip. I started there, like Kwairyo the wandering monk, host to the rain and the fog, with a single goal: to take notes, to observe. I went through meandering pathways across lost villages and narrow valleys where the bamboo forests, undulating in the eastern wind, resemble clouds. One night, on an island, I even heard the soft notes of a biwa (2)  in a garden. All this was so unreal that I thought I noticed, behind the thick blanket of branches, Hoichi-without-ears singing for the last time - out of love for those who live in the depths - the ancient story of Heike and the battle of Dan-no-Ura. It surely was strange, but to this date do strange things still occur, before our very eyes; we just need to know how to close them properly in order to better open ourselves to dreamland. Exactly like the dreams of Akinosuke (3), who in the short time of a nap experiences the beauties and pains of a whole life. Or like those of Ito Norisuke  (3), in which the borders of life and time are lost, and blend to join an eternal, melancholic ideal of love.
Stories of an antique world, popping back here and there, under the rough skin of the feelings, in the intimacy of the hearts, in the darkness of the woods or on the doorsteps of temples.
Throughout these long walks, I met many persons andexchanged a few words, sometimes just a glance. Personswith a different language and customs, but persons of such kindness that I felt back home, in the radiant days of my childhood. I now guess what charmed and captured the tormented soul of Lafcadio Hearn, in the end of the century, a hundred years ago. And through him, between the foldings of this brief but very intense trip, I have a glimpse of the atmosphere of his mythical Horai.(4) "

 ... Such an atmosphere doesn't belong to the human season: it belongs to a bygone antiquity, but so bygone I get afraid when trying to guess it... Remember that Horai is also called Shinkiro, which means Mirage - the vision of the intangible. And this vision fades away to never appear, except in paintings, poems, dreams..."

Finding this sweet dream back isn't easy today: impetuously, the global civilization knocks on our door, the crude neon lights have irreversibly dissipated the beloved shadows of Tanizaki Junichiro, and prince Genji seems to have fled away ... On the wall, a Noh theatre mask smiles to me, imperturbable. On the streets, multicolored lights of the new millennium shine on the grotesque masks of a fast food joint, everything bathed in an unpleasant background noise.
The duty of art is maybe to point out the beyond. So, as the poet is the messenger of the spells, the photographer looks like an archaeologist of the shapes, able to dig into meanings, to filter reality, to rearrange time and space, to decline unknown verbs, finally bringing to the surface what had strangely escaped our attention, in the confusion.

“... Today, since nature mainly offers itself as a show, one can dive into it like Goethe, by making 'visible' the idea of the rocks (one of their millenniums corresponds to one of our instants) and the generating idea of all plants: but one should then imitate these ancient landscape painters, who could identify themselves with the volumes, the shades, the colors, and deployed clouds on the summits and in the valleys. In these moments of contemplation, they were devoid of whims, of needs, of interests, of words. In short, they acquired a natural spirit, pure, clear, rid of everything but attention",(5)

To reach one's goal, to produce a thought, a gesture, an image which knows how to expand itself in the mind; to open the doors of a heart, of a market town since long abandoned: maybe this can give a meaning to experiencing the places.


December 28, 1999


1—ElemireZolla, Aure, i luoghi e i riti, Marsilio, 1995
2—Four-chorded lute, used to accompany musical recitations
3—Characters from Lafcadio Hearn's tales, in Kwaidan, Stories di spettri giapponesi, II Saggiatore, 1983
4—In the Far-East, it's a kind of reign of the fairies
5—Elemire Zolla, La filosofia Perenne, L'incontro fra Ie tradizioni d'Oriente e d'Occidente, Saggi Mondadori, 1999