Disegni d'acqua di Filippo Maggia

Filippo Maggia per il volume “le vie d’acqua:rogge, navigli e canali” della collana Osservater, Electa, 2000.



Disegni d’acqua


L’acqua possiede una qualità speciale per Francesco Radino. Dalle prime ricerche ai lavori ultimi eseguiti in Giappone, è senza dubbio l’elemento naturale che ricorre con maggior frequenza nelle sue immagini, assumendo di volta in volta significati e spessori differenti. A seconda, infatti, dei tempi di posa che il fotografo decide di utilizzare, I’acqua scorre più o meno intensamente, più o meno velocemente o lentamente, velando — sino a coprire, talvolta — il resto dell’immagine, oppure scoprendo, rivelando improvvise minime variazioni. Sembra che l’autore voglia così indurci a una sosta, lunga e non preventivata, che ci costringe a osservare dentro e oltre il semplice supporto cartaceo.
Dell’acqua, è la forma a interessare lo sguardo del fotografo. Come per la terra, che Radino cerca sempre di rappresentare attraverso l’individuazione di totem naturali, anche l’acqua viene plasmata, attesa nei luoghi dove più facilmente potrà dar vita a salti o vortici, esaminata nelle sue variabili di trasparenze e riflessi, infine disegnata.
In molte di queste fotografie sugli impianti d'irrigazione in Lombardia — corsi d'acqua, canali, rogge — l’autore interviene infatti manipolando il processo fotografico in fase di ripresa o in quella di stampa, e in alcune di esse in entrambi i momenti: frutto di questa vera indagine stilistica è la nuova forma che il fotografo riesce a dare all’acqua, specialmente sfumandone o esaltandone i contrasti, e dunque la sensazione di forza e potenza che essa emana così come il suo ruolo centrale nell’intero contesto dell’immagine, dove più elementi vengono assemblati a dialogare fra loro. Il rapporto che il fotografo instaura con l’acqua intesa come elemento naturale primordiale è istintivo ed è certamente alla base di questo sentire particolare: adoperandosi per concretare uno speciale approccio — con lo sguardo, ma anche con il tatto – l’artista ne plasma idealmente la forma per poi disegnarla fotograficamente.
Radino stabilisce dunque un nuovo ordine nella manifestazione della realtà: nei suoi schizzi in bianco e nero di ruscelli, di canali, di fiumi, la diversa rappresentazione che caratterizza l’acqua condiziona inevitabilmente, e artificialmente, l’equilibrio fra i vari elementi che concorrono alla composizione dell’immagine. Accade così che un ramoscello, o piccole onde, o gambe mollemente adagiate sui bordi di un canale, diventino i punti d’appoggio per un sicuro attracco del nostro vedere e riconoscere, diversamente da quanto sarebbe accaduto se l’acqua non fosse stata rallentata o, in un certo modo, adattata a confortevole e rassicurante sfondo. Ed è proprio con questa operazione quasi ipnotica, garbata, delicata nei modi anche se sottilmente furtiva, che l’autore ci porta dentro l’immagine, ben oltre la semplice e scontata contemplazione.
Stimolando colui che prima guarda e poi osserva — conti¬nuando a cercare, a esplorare — affinchè entri definitivamente nel campo dell’immagine dal punto di vista dell’acqua — ponendosi così al centro virtuale della fotografia —, Radino offre nelle immagini più libere, più indipendenti dal progetto generale del lavoro, una lettura inaspettata del territorio, qui inteso come ambiente, che scopriamo intorno: e ancora, usando alle volte un leggero mosso, altre volte invece sottoesponendo, sempre e comunque poi intervenendo in fase di stampa, il fotografo segna in maniera netta e decisa il suo sentire l’acqua.
Certamente più vicino allo sguardo di Brett Weston - e, in alcune intensissime immagini, a Ralph Eugene Meatyard nel suo visionario e introspettivo modo di vedere e sentire la natura - che non ad Ansel Adams e alla sua rappresentazione monumentale della natura, Radino riesce in certe composizioni scarne e severe a restituire tutto del clima che si respira vicino a una roggia ai primi di novembre — i ramoscelli secchi che penzolano incerti se cascare o meno, le rive spelate che scendono intorno all'acqua, come se fossero stanche dell'estate passata e ormai rassegnate al freddo incombente -, così come in altre ricche di vegetazione invadente - ai lati e sopra e sotto - della sensazione di freschezza che si prova nell'attravcrsamento di un torrente in piena estate - l'acqua che scor¬re addosso e l'umidità che scivola, per un attimo, via con essa. E, insomma, il rapporto diretto con la natura e i suoi elementi a contraddistinguere la ricerca di Radino, caratteristica questa che il fotografo toscano ha sempre voluto evidenziare in tutti i suoi lavori, senza sbalzi di tensione, solo, semplicemente, talvolta contenendone l'esemplifìcazione diretta.
Negli anni questa simbiosi unica fra fotografo e mondo naturale è andata via via inficiando in maniera sempre più netta il modus videndi di Radino, quel modus vìdendi che diede il titolo a un suo libro nel 1989. Concedendo da allora sempre meno alla composizione classica, all'ordinamento delle cose, Radino ha lavorato a perfezionare la sua via di fuga, scappando, quasi paradossalmente, sempre più spesso nell'immagine, con crescente convinzione concettuale accompagnata da un'esemplare disinvoltura. E questa sembra davvero costituire la straordinaria novità degli ultimissimi anni, che poi null'altro è se non la progressiva e definitiva liberazione formale da alcuni schemi tipici della fotografia di paesaggio degli an¬ni ottanta.
A sostenere questo rinnovato modo di vedere la realtà vi sono alcune fotografìe di questa ricerca che è necessario citare: arbusti che si intrecciano vorticosamente nella serie relativa al Fiume Oglio, scossi e ricomposti come fossero bastoncini del mikado; la sequenza delle teste di fontanile del naviglio Vacchelli, ove l'acqua fatica a resistere sul foglio di carta; l'acqua da accarezzare che scorre copiosa sotto le arcate di un ponte e le piccole vellutate ondine che si formano in un canale invaso dagli arbusti (entrambe nella serie del canale Delmona Tagliata); il monolite che resiste all'impeto della corrente nel naviglio Bresciano, volutamente isolato per accentuarne la forza e la resistenza all'acqua che lo circonda, lo abbraccia e vorrebbe trascinarlo con sé. Sono tutte immagini dove la presenza del fotografo è indubitabilmente fisica.